Capire Popper

Ancora una volta una richiesta d’aiuto:

devo sostenere un esame di filosofia della scienza dove devo portare i primi 6 capitoli di popper “logica della scoperta scientifica” e il testo di kuhn “struttura delle rivoluzioni scientifiche”, ma mi viene da piangere perchè non ci capisco veramente niente perchè presuppone una conoscenza di base del tema che al liceo non avevo fatto come arogmento, se non passo questo esame addio sogni!!!

Effettivamente a prima vista il linguaggio di Popper e di Kuhn può sembrare un po’ ostico, ma ad una lettura più attenta entrambi gli autori si rivelano abbastanza comprensibili.

Popper in particolare si rivela relativamente semplice, in qualche caso addirittura semplicistico.

Mentre per un discorso generale sui due autori rimando alle ottime pagine di Diego Fusaro nel suo sito www.filosofico.net (Popper e Kuhn), mi soffermo qui su alcuni aspetti del pensiero di Popper.

La prima cosa da fare accostandosi ad un autore è cercare di capire il problema a cui cerca di rispondere; se non si capisce la domanda non si capisce nemmeno la risposta.

Qual è il problema principale a cui Popper cerca di rispondere? E’ il problema della demarcazione, il problema cioè di stabilire un criterio che ci permetta di distinguere la scienza dalla “non scienza”, che cosa avesse stimolato il sorgere in lui di questo problema ce lo racconta egli stesso in una celebre pagina di Congetture e confutazioni.

Popper ritiene che la soluzione del problema possa consistere nella falsificabilità: “Secondo la mia proposta, ciò che caratterizza il metodo empirico è la maniera in cui esso espone alla falsificazione, in ogni modo concepibile, il sistema che si deve controllare.” La proposta di Popper nasce dalla constatazione di una asimmetria fra verificabilità e falsificabilità: per quanti milioni di cigni bianchi io possa esaminare, non potrò mai verificare definitivamente l’asserzione “Tutti i cigni sono bianchi”, mi basta invece constatare l’esistenza anche di un solo cigno che non sia bianco per falsificare la stessa asserzione (cfr qui).

Popper ritiene di aver trovato nella falsificabilità una sorta di clavis universalis che gli dovrebbe consentire di distinguere le autentiche teorie scientifiche da quelle pseudoscientifiche (tra queste Popper colloca anche la psicanalisi ed il marxismo), ma forse la sua soluzione è un po’ troppo semplicistica.

Intanto l’asimmetria fra verifica e falsificazione, riferita alle proposizioni esistenziali aperte (cioè le proposizioni che asseriscono l’esistenza di qualcosa senza determinazioni di tempo e di spazio, per esempio “esistono i pinguini” è una proposizione esistenziale aperta, mentre “qui, in questo momento c’è un pinguino” è una proposizione esistenziale chiusa) ha delle conseguenze abbastanza strane. Prendiamo come esempio “gli extraterrestri non esistono”, concettualmente è molto facile falsificare questa proposizione: basta esibire un extraterrestre; una teoria che preveda la non esistenza degli extraterrestri avrebbe dunque tutti i requisiti per essere considerata scientifica. Proviamo ora ad esaminare la proposizione opposta: “gli extraterrestri esistono”, come si può falsificare una proposizione del genere? Siccome l’universo è vastissimo, il fatto che non siano mai stati osservati da vicino non significa nulla: può darsi che se ne stiano ben nascosti oppure che non li abbiamo mai cercati nel posto giusto. Chiaramente una teoria che prevede l’esistenza degli extraterrestri, in quanto non falsificabile, non può essere considerata scientifica. Non è bizzarro che la stessa proposizione possa essere considerata scientifica se negativa e pseudoscientifica se positiva? Inoltre il risultato è logicamente lo stesso se invece di affermare o negare l’esistenza degli extraterrestri, affermiamo o neghiamo quella dei pinguini o dei gatti.
Non parliamo poi della pretesa di scartare completamente una teoria - che magari per il resto funziona benissimo - solo perché falsificata da qualche risultato sperimentale. La questione in realtà è molto più complessa, come aveva già fatto rilevare a suo tempo Pierre Duhem (La teoria fisica: il suo oggetto e la sua struttura) “il fisico non può mai sottoporre al controllo della esperienza un’ipotesi isolata, ma soltanto tutto un insieme di ipotesi. Quando l’esperienza è in disaccordo con le sue previsioni, essa gli insegna che almeno una delle ipotesi costituenti l’insieme è inaccettabile e deve essere modificata, ma non gli indica quale dovrà essere cambiata”, tra le ipotesi non ci sono soltanto quelle teoriche, ma anche quelle che riguardano la corretta esecuzione dell’esperimento, dalla taratura degli strumenti di misura all’assenza di fenomeni che possono inquinare l’esperimento stesso.

Le difficoltà dell’epistemologia popperiana indussero i più acuti e brillanti fra i suoi allievi e collaboratori ad abbandonare il falsificazionismo e a cercare altre strade, la più significativa fu probabilmente la metodologia dei programmi di ricerca proposta da Imre Lakatos (si veda qui).

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